Le donne Inuit, prima dell'arrivo dei vestiti di fabbricazione europea e nordamericana, vestivano pellicce con enormi cappucci fatti per portarsi sempre dietro i loro neonati.
L'ultima foto che vedete (quella con la donna seduta con il cucciolo di cane in braccio) è quella di Nyla, la donna che riveste il ruolo di moglie di Nanook nel film "Nanook of the North" di Robert J. Flaherty, del 1922. Ciò che in pochi ancora oggi sanno è che Nyla non era affatto la vera moglie di Allakariallak (il protagonista) ma era in realtà una donna Inuit con cui Flaherty ebbe dei figli (quella nella foto è Josephine). Flaherty era però già sposato con una donna canadese con cui, dopo aver girato il film, si ricongiunse, lasciando Nyla da sola con i suoi figli nell'estremo nord del Québec.
Ad anni di distanza una delle nipoti illegittime di Flaherty, Marta Flaherty, discesa dalla sua unione con la stessa Nyla, sarebbe stata vittima, assieme ai suoi genitori (e quindi assieme a uno dei figli di Flaherty), di una di quelle High Arctic Relocation di cui parlo nel mio articolo scritto su L'Indipendente.
Le High Arctic Relocation furono due episodi di spostamento di alcune famiglie Inuit dal Nunavík, cioè l'estremo nord del Québec, in due insediamenti costruiti apposta dai canadesi 2000km più a nord per reclamare la propria sovranità sulle freddissime e inospitali isole di Ellesmere e Cornwallis, nell'estremo nord dell'arcipelago canadese. Le famiglie, convinte a vivere così lontane dai loro luoghi d'origine con l'inganno che avrebbero trovato più selvaggina e migliori condizioni di vita, furono costrette a vivere per anni in un continuo stato di penuria alimentare e condizioni metereologiche difficilissime, senza alcuna possibilità di tornare a casa propria.
Marta Flaherty ha ora più di 70 anni, è un'attivista e abita nel sud del Canada, partecipando ad eventi per i diritti delle popolazioni indigene. Era molto difficile rintracciarla ma per la realizzazione di questo documentario ero riuscito a trovare una vecchia mail con la quale ho provato a contattarla. Qualche mese fa, quando ormai il documentario era già in fase di post-produzione, Marta Flaherty ha risposto alla mia mail di settimane prima, tuttavia abbastanza infastidita e probabilmente poco invogliata a parlare del traumatico evento, pertanto ho deciso di non includerla nel documentario.
Ciò che rende questa storia molto improbabile però, oltre agli intrecci storici e alla discendenza di Flaherty ancora oggi viva e vegeta nell'artico canadese, è la foto di Nyla da egli scattata durante la produzione del primo documentario della storia.
Anni fa, avrò avuto 17 o 18 anni, volevo togliere la mia foto profilo di Facebook e metterne una di qualcosa che mi piacesse. Qualsiasi cosa. Così cercai "Inuit" su Google e, tra le varie foto, fui attratto inspiegabilmente e in maniera magnetica da questa. La misi quindi come foto profilo su Facebook e, a distanza di anni, durante la realizzazione del documentario, mi sono reso conto che raffigurava esattamente la stessa donna che appare in Nanook of the North, Nyla, la finta moglie di Allakariallak e temporanea compagna di Flaherty.
Chi l'avrebbe mai detto che avrei reincontrato una donna Inuit vissuta più di 100 anni fa, trovata a caso da una foto su Google e messa a caso come mia foto profilo di Facebook, e che questa sarebbe stata così importante in un mio documentario? Chi avrebbe mai detto che avrei parlato con la nipote di questa donna, e che avrei scritto un articolo che riguardava un evento vissuto proprio dalla sua famiglia?
Per quanto logica, se penso all'ordine degli eventi come sono capitati, è una delle cose più imprevedibili ed inaspettate che mi siano successe. Se andate su Facebook e cercate il mio nome, quella è ancora la mia foto profilo.