La rotazione silenziosa in un mercato combattuto
Added 2026-01-26 00:49:45 +0000 UTCCiao!!
L'ultima settimana ha messo a nudo la fragilità del mercato di fronte agli shock geopolitici. Mentre il "caso Groenlandia" innescava volatilità, il recupero dei listini è stato tutt'altro che uniforme: l’S&P 500 ha mostrato una performance anemica, zavorrato da valutazioni tese, mentre il comparto obbligazionario è rimasto sotto pressione.
In questo scenario, sembra consolidarsi una "rotazione più o meno silenziosa" destinata forse a perdurare, mentre un asset specifico continua a sovraperformare. Vediamo insieme cosa sta accadendo sotto la superficie.
1. Geopolitica: Il caso Groenlandia e i dazi
L'evento principale è stato lo scontro diplomatico tra Stati Uniti ed Europa riguardante la Groenlandia. Il presidente Trump ha inizialmente minacciato l'imposizione di dazi aggiuntivi del 10% (con aumento al 25% a giugno) su otto nazioni europee contrarie alle mire statunitensi sull'isola, considerata strategica per la sicurezza nazionale e lo sfruttamento di risorse.
Reazione dei mercati: Queste minacce hanno innescato un brusco sell-off martedì 20 gennaio, con l'S&P 500 e il Nasdaq che hanno perso oltre il 2%, segnando la peggiore seduta da mesi.
Risoluzione parziale: La tensione si è smorzata mercoledì, dopo un incontro tra Trump e il Segretario Generale della NATO Rutte, che ha portato alla definizione di un "quadro di cooperazione futuro" per la sicurezza nell'Artico, portando al ritiro delle minacce tariffarie e a un rally di sollievo sulle borse.
In questo contesto l'oro si è confermato l'asset contro i rischi geopolitici.
2. Mercati Azionari, Segmenti e Stagione delle Trimestrali
Nonostante la volatilità geopolitica, i mercati azionari hanno mostrato forza, con l'S&P500 che ha recuperato gran parte delle perdite entro fine della settimana, dimostrando che salvo interferenze il Sentiment di mercato è positivo.
Earnings Q4 2025: Con circa il 13% delle società dello S&P 500 che hanno già riportato i dati, il 75% ha superato le stime di utile (EPS) e il 69% quelle sui ricavi. (Dati Facset).
Con il grafico sotto illustro l'evoluzione delle rettifiche ai profitti trimestrali per l'S&P 500 nel corso del 2025 e l'inizio del 2026. L'analisi evidenzia un'inversione di tendenza rispetto al sentiment negativo registrato nella prima metà del 2025. Dopo un marcato declassamento delle aspettative si è consolidato un costante trend di recupero e le proiezioni attuali sugli utili sono ora superiori alle aspettative formulate originariamente all'inizio dello scorso anno.

I profitti dell’S&P 500 si confermano robusti. Possiamo senz'altro sostenere che le quotazioni attuali siano care e che non tutte le società contribuiscono allo stesso modo, ma la solidità degli utili aggregati del S&P500 fornisce ancora supporto ai prezzi. In questa fase, la capacità delle aziende di generare profitti resta il fattore più importante per giustificare la tenuta del mercato.
ll protagonista: Sebbene il settore tecnologico resta il protagonista degli ultimi anni, con le aziende legate ai semiconduttori e all'IA in evidenza, negli ultimi TRE MESI si nota un'evidente rotazione verso le Small Cap (es. Russell 2000) e non solo. Si veda il grafico:

Le Small Cap hanno sovraperformato anche nell'ultima settimana. È l'ennesimo segnale di come il mercato stia approcciando con prudenza le valutazioni tese degli indici azionari più Growth e dell'S&P 500, preferendo allocare il rischio su segmenti meno cari e più accessibili in termini di prezzo.

Cina ed Emergenti: I mercati emergenti, con particolare riferimento all'area cinese, evidenziano una resilienza superiore rispetto ai cicli storici precedenti. Tale tenuta è supportata dall'implementazione di nuove politiche fiscali pro-business e da una strategia di progressiva autonomia strutturale dalle economie occidentali.
I dati confermano una sovraperformance degli emergenti sia su base trimestrale che nell'ultima settimana. Questo trend convalida quanto osservato per le Small Cap: gli investitori tendono a ridurre l'esposizione sui comparti growth a valutazioni elevate, preferendo allocare il rischio su segmenti di mercato caratterizzati da multipli più compressi.

3. Politica Monetaria e Mercato Obbligazionario
Le obbligazioni hanno vissuto una settimana di tensioni.
Federal Reserve: La Fed è attesa mantenere i tassi invariati (3,50-3,75%) nella riunione del 28 gennaio. Recentemente, i rendimenti obbligazionari hanno registrato un lieve rialzo, riflettendo un ridimensionamento delle aspettative sui tagli dei tassi rispetto ai tre mesi precedenti. Il grafico sottostante evidenzia lo spostamento della curva: la linea nera rappresenta le attuali proiezioni future del mercato, più conservative rispetto alla traiettoria precedentemente stimata.

Rendimenti Globali: Il Treasury USA a 10 anni è passato dal 4,23% al 4,24% (con un massimo del 4,30%), mentre i rendimenti medi in Europa a 10 anni sono passati dal 3,25% al 3,29%. Ogni tanto sento dire che i rendimenti obbligazionari ormai non convengono più perché si sono ridotti, in realtà da come possiamo vedere dal grafico sotto, sulle scadenze a 10 anni ci manteniamo ancora sul range più alto degli ultimi anni. Invece, i rendimenti sono sensibilmente scesi sulle scadenze basse. Il premio per investire sulle scadenze medio/lunghe è su un range che resta abbastanza interessante se coerente con la propria situazione personale.

La pressione sui rendimenti globali è stata intensificata dalla situazione giapponese, dove il decennale ha superato la soglia del 2%. L'intervento dei "Bond Vigilantes" sui mercati ad alto rapporto debito/PIL ha innescato un effetto contagio sulle obbligazioni globali, riflettendo una sfiducia diffusa verso le politiche di espansione fiscale record.
Questa tendenza ha coinvolto sia i Treasury statunitensi che i titoli europei, in un contesto in cui diverse economie avanzate registrano un aumento dei deficit di bilancio per finanziare spese militari e manovre fiscali espansive. Parallelamente, la solidità dei dati macroeconomici ha portato il mercato a ridurre le aspettative su un ciclo aggressivo di tagli dei tassi nel 2026.
4. Dati Macroeconomici e Indicatori
I dati macro negli Stati Uniti rimangono solidi, complicando il percorso di riduzione dei tassi.
Crescita: Il PIL USA è stato rivisto al rialzo anche per i prossimi trimestri.
Lavoro: Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono scese a 200.000, confermando un mercato del lavoro stabile caratterizzato da pochi licenziamenti nonostante il rallentamento delle assunzioni.
Inflazione: L'indice PCE (la misura preferita della Fed) è rimasto stabile al 2,8% a novembre, coerente con le aspettative ma ancora sopra il target del 2%.
5. Materie Prime e Valute
L'incertezza geopolitica ha alimentato una corsa verso i beni rifugio reali.
Oro e Argento: L'oro ha toccato nuovi record storici vicino ai 5.000 dollari l'oncia, mentre l'argento ha superato i 100 dollari. Questo è spinto non solo dalla paura, ma anche dalla corsa agli armamenti e dalla domanda legata all'infrastruttura IA.
Valute: Il dollaro statunitense ha vissuto la sua peggiore settimana da giugno, perdendo l'1,2% a causa dei rischi legati all'instabilità delle relazioni estere della nuova amministrazione.
Conclusioni
In sintesi, l'ultima settimana conferma un mercato combattuto. Da un lato emerge la vulnerabilità agli shock geopolitici e ai timori per una politica fiscale eccessivamente espansiva; dall'altro si osserva la resilienza dei fondamentali societari. Nonostante l'avvio positivo della stagione delle trimestrali, resta da verificare se gli ingenti investimenti nell'IA produrranno ritorni coerenti con le attese nei prossimi trimestri. Nel dubbio, una parte degli operatori mostra una maggiore avversione al rischio, riducendo l'esposizione sui titoli Growth a favore di comparti meno cari. In questo scenario, l'oro si conferma il principale strumento di diversificazione contro il rischio geopolitico.
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