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2026: L'ANNO DEL CROLLO?

2026: L'anno del crollo?

Ogni volta che i mercati salgono a lungo e le valutazioni restano elevate il dubbio torna: prima o poi qualcosa si romperà, non può continuare cosi.

Ma la realtà (per fortuna) è molto meno lineare.

DIVERSI RISCHI NEL 2026

Il 2026 non si presenta come un anno privo di rischi. Anzi. I rischi sono evidenti: debito pubblico elevato; rendimenti obbligazionari che non scendono velocemente; concentrazione degli indici su poche grandi aziende tecnologiche; interrogativi sempre più insistenti sulla sostenibilità degli investimenti in AI; consumatori sotto pressione per il costo della vita; Politica monetaria Giapponese; conflitti internazionali e politica estera USA non pacifica.

Facendo la conta dei rischi è normale pensare che sia facile deragliare.

Tuttavia, guardando meglio il quadro è meno scontato di quanto sembri.

MAGGIORE RESILIENZA ANCHE SE GRAZIE A POCHI E PIU' FRAGILE

L’economia americana entra nel 2026 con una caratteristica particolare: sta riuscendo a crescere anche creando meno posti di lavoro, mentre il consumatore medio è sempre più sotto pressione. Questo è stato possibile grazie alla spinta della fetta più ricca della popolazione USA. È una dinamica socialmente poco apprezzabile, ma che negli ultimi anni ha reso l’economia più resiliente del solito.

Questo significa che se anche l'indebolimento economico del cittadino medio dovesse continuare è possibile che grazie (o a causa) di pochi l'economia in media riesca a resistere.

Proprio su questo tema ho dedicato due video sul canale perché capire la K-shaped economy è fondamentale per leggere il contesto attuale:

https://youtu.be/azLAe8vo9Rk

https://youtu.be/CSGlQ2bxpcI

Una resilienza, però, costruita su un equilibrio a due velocità è più fragile rispetto a un contesto di crescita uniforme, ma comunque è stata sufficiente a sostenere il ciclo finora.

INCREMENTO PRODUTTIVITA'

La crescita degli ultimi anni, infatti, non è arrivata tanto dall’espansione dell’occupazione quanto da un incremento della produttività, superiore alle medie storiche (dal 2023: 1,2% - 3,3%; periodo 2014 - 2019: 0,3% - 1,9%).

Un aumento che, con ogni probabilità, è stato favorito anche dall’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e organizzativi e che dovrebbe continuare ad aumentare anche nel prossimo futuro rendendo l'economia più stabile ma soprattutto le società più efficienti. Minori costi, stesso output = più profitti e investitori più contenti.

INTRECCIO INTERESSE POLITICA E TEMA COSTO DELLA VITA

Negli ultimi mesi il tema del costo della vita è diventato centrale nel dibattito pubblico americano. L’inflazione si sta normalizzando, ma l’inflazione misura la variazione dei prezzi, non il loro livello. Questo significa che, anche con un ritmo di crescita più contenuto, il costo della vita è ormai strutturalmente più alto rispetto al passato.

Molti consumatori, nonostante quanto suggeriscano i dati aggregati, non hanno visto un aumento dei redditi proporzionato a questo salto dei prezzi e oggi si trovano in maggiore difficoltà. Non a caso, nei sondaggi il costo della vita è diventato la principale preoccupazione del consumatore medio e un tema sempre più rilevante anche sul piano elettorale.

In questo contesto, la probabilità di politiche fiscali restrittive si riduce drasticamente e arrivano sussidi, rimborsi e incentivi fiscali. Non per improvvisa illuminazione della politica, ma per motivi elettorali. Le misure adottate, in simili contesti, sono spesso imperfette e inefficienti, ma hanno una funzione positiva cioè evitare un crollo improvviso della domanda, con effetti complessivamente positivi per l’economia e, indirettamente, per i mercati finanziari.

In quest'ottica ricade anche:

STIMOLO FISCALE DELL'OBBBA

Il One Big Beautiful Bill Act, approvato nel 2025, non ha ancora espresso appieno i suoi effetti sull’economia reale ma sono state strutturate in modo tale da produrre un impatto più visibile nel 2026.

Una parte rilevante dello stimolo arriverà sotto forma di rimborsi fiscali una tantum alle famiglie, che tendono ad avere un effetto diretto sul reddito disponibile e, almeno in parte, sui consumi.

Sul fronte delle imprese, il provvedimento rafforza gli incentivi agli investimenti.

Non si tratta di uno stimolo risolutivo, ma di un supporto ciclico non trascurabile che si somma a una politica monetaria già meno restrittiva.

EFFETTO POLITICA MONETARIA

Il fatto che l’economia negli ultimi mesi mostri segnali di rallentamento nonostante una politica monetaria oggi meno restrittiva non dovrebbe sorprendere. La politica monetaria non agisce in tempo reale: i suoi effetti si trasmettono all’economia con un ritardo spesso superiore ai dodici mesi. Questo significa che l’attività economica sta ancora scontando le condizioni decisamente più restrittive in vigore un anno fa, quando il freno era premuto con molta più forza.

Nel corso dei prossimi mesi, però, questa pressione tenderà gradualmente ad attenuarsi. E man mano che gli effetti delle strette passate si esauriranno e quelli di una politica monetaria più accomodante inizieranno a farsi sentire, il contesto dovrebbe diventare progressivamente più favorevole, soprattutto a partire dalla fine del prossimo anno.

Se riusciremo ad attraversare indenni i prossimi sei mesi, i rischi dovrebbero progressivamente ridursi.

Ho voluto sviluppare questo ragionamento perché oggi molti danno per scontato che il 2026 sarà necessariamente un anno complicato.

È una tendenza comprensibile: perchè articoli e video tendono a concentrarsi quasi esclusivamente sugli elementi negativi, perché sono quelli che catturano più facilmente l’attenzione. Ma il fatto che i rischi esistano non implica che siano gli unici fattori in gioco.

Il 2026 sarà probabilmente un anno delicato. Le valutazioni oggi sono elevate e, storicamente questo ha un effetto moltiplicatore sui rischi in gioco (per esempio le valutazione elevate di fine 2021/2024 anticiparono le flessioni del 2022/2025). Tuttavia, ridurre l’analisi alla sola lista dei pericoli porta a una visione incompleta della realtà. Ah e non dimentichiamo la forte crescita dei profitti societari attesi sia big 7 che non.

Tutto questo significa che il 2026 sarà un anno “facile”? No ma non esiste comunque uno scenario già scritto.

Essere prudenti resta fondamentale. Essere fatalisti, invece, no.

In questo momento il Sentiment del mercato resta negativo:

DATI SUL LAVORO USCITI OGGI 16/12/2025

I dati usciti oggi sulle condizioni del mercato del lavoro non sono stati positivi o almeno secondo la mia rielaborazione. Segnalano un deciso peggioramento.

La speranza è che la politica monetaria meno restrittiva attesa nel 2026 possa dare sollievo ai lavoratori prima che la situazione diventi più complicata.

Se apprezzi il contenuto lascia pure un like al post che mi aiuta a comprendere cosa condividere con più frequenza!

Comments

Mi sembra interessante fare una classifica di quanto hanno guadagnato nel 2025 gli etf non-hedged che seguo, perchè l'11% circa di svalutazione del dollaro nel 2025 ha picchiato forte. Ve li elenco dal migliore al peggiore. DIFESA +47% SEMICONDUTT. +30% CINA +19% MAGNIFICHE 7 +19% EUROPA +19% EMERGENTI +13% UTILITIES +9% VWCE +6% SWDA +5% NASDAQ +5% SP500 +2,5% RUSSELL -2% MINIMUM VOLAT. -3% REITS -5% CONS.STAP. -5% INDIA -13% CRIPTOVALUTE -14% Negli etf World ha avuto un ottimo risultato l'Ishares World Value che ha un 20% di Giappone e 30% tech, che ha fatto un bel +23%. E voi, avete qualche etf interessante da segnalare?

Giorgio Giorgi

Al momento gli ETF obbligazionari sia US che EU sono veramente bassi di prezzo

Alessandro Tonon

Mi piacerebbe sentire una tua considerazione su un' altra retorica di cui si sta facendo tanto salotto in questo momento ed è quella del Debasement trade. Secondo cui la svalutazione del dollaro proseguirà inevitabilmente ( fra timori di una FED al cappio del presidente, dazi, timori sui debiti sovrani etc) generando inflazione, curve dei rendimenti sempre più alte nelle scadenze lunghe e rotazione verso "beni" reali e commodities. Grazie come sempre

Stef Aud

Questo é un momento in cui essere tendenzialmente prudente senza però dare per scontato quello che accadrà.

Investitore Razionale

Sicuramente i contenuti negativi catturano più l'attenzione! Grazie investitore razionale. Resto comunque tendenzialmente pessimista, le disparità sociali aumentano, il debito sovrano viene ripagato da altro debito... Nascondere la polvere sotto il tappeto non mi sembra una strategia vincente

Francesco Giov


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