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UN PO' DI CHIAREZZA...

Settimana scorsa sono usciti i tanto attesi dati sull'inflazione USA di settembre. Sotto, in nero, possiamo osservare l’andamento dell’inflazione.

I dati mostrano un lieve calo rispetto al mese precedente anche se non si registrano nuovi minimi da diversi mesi, probabilmente anche a causa dell’effetto, presumibilmente temporaneo, dei dazi.

In celeste ho riportato l’inflazione attesa, che ho stimato sulla base di diversi indicatori macroeconomici. Storicamente, questa stima ha anticipato di alcuni mesi l’andamento effettivo dell’inflazione, con un margine d’errore piuttosto contenuto.
Poiché l’effetto dei dazi dovrebbe essere “una tantum”, ciò che conta davvero è la tendenza di fondo, che le mie proiezioni riflettono: una tendenza in graduale riduzione.
La buona notizia è che la direzione resta decrescente, anche se l’inflazione attesa si mantiene ancora sopra il target della FED.
E poiché l’inflazione è uno dei principali fattori che influenzano il mercato obbligazionario, è bene evitare mediazioni eccessivamente su scadenze troppo lunghe: la FED non ha ancora vinto la sua battaglia contro l’inflazione, e difficilmente lo farà nel breve periodo quindi non dobbiamo aspettarci tagli drastici.

I nuovi dati sull’inflazione tuttavia lasciano intendere che i tagli ai tassi da parte della FED non sono in discussione nei prossimi incontri. Una notizia positiva per tutti: economia, obbligazioni e azioni.

Nel grafico in alto sono messi a confronto i rendimenti dei Treasury decennali statunitensi (linea nera) con quelli stimati (linea blu centrale), calcolati sulla base di relazioni macroeconomiche di lungo periodo.
Attualmente non si rilevano particolari pressioni al rialzo sui rendimenti, un fattore che tende a favorire il mercato obbligazionario.
Ciò non significa che i rendimenti non possano risalire, ma semplicemente che il rischio di un nuovo rialzo appare oggi inferiore rispetto al periodo 2019–2021.

PROFITTI SOCIETARI

Nel grafico a sinistra sono riportati i profitti societari stimati per il 2025, mentre a destra quelli per il 2026.
Le previsioni restano in crescita rispetto a quanto si attendeva a giugno.
Per il 2025 la crescita attesa è in linea con le medie storiche, mentre per il 2026 risulta superiore alla norma, un elemento che spiega l’ottimismo mostrato dai mercati azionari negli ultimi mesi.

Tuttavia, stime così elevate rappresentano sempre un potenziale campanello d’allarme: se gli utili effettivi dovessero deludere, la correzione del mercato azionario potrebbe essere più marcata.
Per ora, comunque, le trimestrali in corso stanno confermando queste aspettative di crescita e quindi va bene cosi.

VALUTAZIONI S&P 500

Le società incluse nello S&P 500 presentano valutazioni ancora superiori alla media storica, sebbene non ai livelli toccati nel 2021 o, in parte, nel 2024.
In ogni caso, restano al di sopra sia delle medie di lungo periodo sia dei valori registrati negli ultimi cinque anni.

Storicamente, quando le valutazioni si trovano su questi livelli elevati, le performance a distanza di più anni tendono a risultare inferiori alla media.
Al contrario, i rendimenti migliori si ottengono di norma quando le valutazioni partono da livelli più contenuti. Si guardi il grafico.

Nel grafico sono messi in relazione due elementi:

Il grafico evidenzia una relazione inversa molto chiara:

In sostanza, più si paga caro il mercato oggi, minore è il rendimento che ci si può attendere nel lungo periodo. Nel breve periodo tra 1, 3 anni, invece, tutto può accadere. Se invece le valutazioni sono buone in teoria si può investire con più serenità perché le performance tendono ad essere più interessanti.

Come sempre, questo tipo di analisi non deve portarci a decisioni estreme: non deve portare a smettere di investire (o farlo con eccessiva prudenza) quando il mercato è caro o investire ciecamente quando sembra economico.
Serve piuttosto a ricordarci l’importanza di mantenere un approccio equilibrato e di tenere a mente che la rischiosità del mercato azionario non è costante nel tempo, ma varia in base alle valutazioni e al contesto macroeconomico.

Per concludere, il Sentiment di mercato resta positivo e in questo contesto è più probabile che il trend positivo dei mercati continui rispetto al contrario.

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UN PO' DI CHIAREZZA...

Comments

Ciao, come stanno in relazione i 2 grafici? O meglio, da 0 a 9, quanto sono care oggi le quotazioni dell' SP500?

Germano Bonetti


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