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VALUTAZIONI: RITORNO AL PASSATO?

Il 2024 è stato contraddistinto, per gran parte dell’anno, da valutazioni azionarie storicamente elevate, in particolare sugli indici a maggiore componente growth.

In questi contesti sappiamo bene che il rischio aumenta infatti se le attese ottimistiche sul futuro non dovessero concretizzarsi, la correzione tende a essere più marcata.

Le politiche di Donald, introducendo incertezza sul quadro macroeconomico, hanno contribuito nella prima parte del 2025 a una correzione significativa degli indici più orientati alla crescita, come l’S&P 500, mentre quelli a carattere più difensivo hanno mostrato una maggiore tenuta, limitando l’impatto della flessione.

La correzione iniziata a febbraio ha riportato le valutazioni azionarie, tra aprile e giugno, su livelli decisamente più interessanti. Oggi, dopo la recente e rapida ripartenza, la domanda è: le valutazioni sono un po' care, interessanti o tendenzialmente equilibrate?

Nel grafico sopra sono riportate le variazioni delle valutazioni dell’S&P 500: la linea nera rappresenta l’andamento dell’indice azionario americano, mentre la linea blu indica il valore atteso sulla base dei profitti societari futuri, che costituiscono il principale driver degli indici azionari.

Quando l’S&P 500 si colloca al di sopra della seconda linea rossa, le valutazioni risultano storicamente elevate: in questi casi è opportuno adottare un approccio più prudente, privilegiando la diversificazione e indici a carattere più difensivo per evitare un eccessiva concentrazione. Al contrario, quando la linea nera scende al di sotto della linea blu o delle linee verdi, le valutazioni possono considerarsi più convenienti.

In questo momento le valutazioni del S&P500 ci dicono che sono abbastanza care ma non ancora ai livelli del 2021 e 2024.

Questo dal mio punto di vista significa che un pò come nel 2024 non bisogna esagerare a esporsi su indici simili al S&P500 ma non è neanche necessario adottare un approccio eccessivamente prudente perchè ancora non sono troppo care.

Riporto in basso un prospetto con le valutazioni di diversi indici azionari (singoli paesi, regioni e settori).

Se le barre si spostano verso destra, significa che le valutazioni sono mediamente più care rispetto alle medie storiche; al contrario, se vanno verso sinistra indicano valutazioni più convenienti.

Cosa osservare? Nonostante le valutazioni degli Stati Uniti siano leggermente elevate, non risultano molto più care rispetto al resto del mondo (una situazione non così frequente). Anzi, oggi le valutazioni degli indici emergenti appaiono più alte di quelle dei mercati sviluppati rispetto alle rispettive medie storiche.

Per questo, a chi mi chiede se abbia senso allontanarsi dagli USA, rispondo che non ci sono motivi concreti: a livello globale, le valutazioni non appaiono più interessanti di quelle americane, pur mantenendo sempre un corretto equilibrio nei portafogli.

Un aspetto da sottolineare riguarda la Cina: dopo la forte crescita dell’ultimo anno, le sue valutazioni risultano piuttosto “tirate”, rendendo rischioso sbilanciarsi troppo sul Paese in questa fase. È proprio la Cina a spingere in alto le valutazioni degli indici emergenti. Tuttavia, questa situazione è in parte bilanciata dall’India, che oggi mostra valutazioni sostanzialmente eque.Le Small Cap continuano a presentare valutazioni interessanti: restano infatti molto penalizzate dall’attuale contesto di incertezza e dai tassi d’interesse ancora elevati negli Stati Uniti, ma proprio per questo offrono un buon potenziale di crescita.

Guardando alla scomposizione settoriale, emerge come gli indici a maggiore vocazione growth presentino valutazioni più elevate rispetto a quelli difensivi: settori come Information Technology, Consumer Discretionary e Communication Services risultano oggi più cari rispetto a comparti più stabili come Consumer Staples, Utilities o Healthcare.

Ad aprile la situazione era praticamente invertita: per questo motivo, come avevo già anticipato qui, negli ultimi mesi ho concentrato i miei acquisti e anche quelli dei miei clienti su indici più orientati alla crescita cioè perchè presentavano delle valutazioni relativamente più interessanti e per fortuna questi sono stati anche gli indici che effettivamente hanno recuperato di più negli ultimi mesi.

Ora che lo scenario si è nuovamente ribaltato, appare più opportuno adottare un approccio più equilibrato. Va comunque sottolineato che, sebbene i settori growth abbiano recuperato rapidamente e mostrino valutazioni elevate, queste non hanno ancora raggiunto i livelli di eccesso osservati nel 2024.

In pratica ok maggiore prudenza ma neanche troppa cioè non aspettiamoci sempre l'arrivo del prossimo grande crollo altrimenti si rimane sempre fuori dal mercato mentre sale.

In allegato la Dashboard completa.

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VALUTAZIONI: RITORNO AL PASSATO?

Comments

In questo momento preferisco proprio i low volatility, sono sotto anche per la sofferenza degli HC e perchè hanno partecipato meno al rialzo post flessione (anche se avevano retto meglio alla flessione) ma considerando che in questo momento hanno delle buone valutazioni io li considero interessanti ora soprattutto a causa delle valutazioni piuttosto alte di altri indici.

Investitore Razionale

A tal proposito avrei una domanda. Condivido la prudenza, quando le valutazioni azionarie crescono, di investire anche in indici "difensivi". Mi chiedevo su quali ETF si potrebbe ottenere un tale risultato. Ricordo che utilizzavi VHYL però il quasi 30% di esposizione ai finanziari mi fa storcere un po' il naso sul suo effetto "protettivo". Probabilmente chi ha una maggiore esposizione ai settori: HC, utilities e Cons. Staples sono gli indici "low volatility" che, fra l'altro, sono i peggiori performer YTD per l'enorme effetto sul cambio EUR/USD. L'altra idea potrebbe essere un ETF con tilt Value ( negli US c è il famoso VTV di cui manca un similare UTICS) ove però, i nostri XDEV e simili, hanno praticamente la stessa esposizione settoriale di un etf world.

Stef Aud


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