La Fed ha lasciato ancora una volta i tassi fermi, mantenendoli in territorio restrittivo. Il tasso sui Fed Funds resta fermo per la quinta riunione consecutiva. Nessuna indicazione chiara sul percorso futuro: il presidente della banca centrale più bullizzato della storia americana ha ribadito che per settembre non è stato ancora deciso nulla e che tutto dipenderà dai prossimi dati macroeconomici.
Powell si trova a gestire un mercato del lavoro ancora storicamente solido (oggi sono attesi numerosi dati occupazionali), mentre l’inflazione core resta sopra il target, con un CPI core al 2,8%. Ha aggiunto che la Fed sta valutando anche l’effetto dei dazi: potrebbe essere “temporaneo”, ma considerando l’ultima volta in cui ha usato questa parola, un brivido lungo la schiena è più che comprensibile.
Nota: per la prima volta dal 1993 due membri del FOMC hanno votato in dissenso, chiedendo un taglio dei tassi di 25 punti base.
Dopo la decisione come sono cambiate le aspettative del mercato sul percorso futuro dei tassi?
Il mercato ora si aspetta un solo taglio in meno entro fine 2026 e, più in generale, un allentamento monetario più graduale. Una normalizzazione più lenta della politica monetaria potrebbe aumentare il rischio di un rallentamento economico più marcato.
Non male ma non benissimo.

Le trimestrali stanno sorprendendo positivamente rispetto alle attese di fine giugno, anche se restano lontane dalle stime ottimistiche di inizio anno.
Per il 2025, la crescita degli utili aziendali è attesa intorno al 10%, mentre per il 2026 le previsioni sono più robuste, con un incremento stimato intorno al 16%.
La sola crescita del 2025 non basta però a giustificare le valutazioni, ancora mediamente elevate: sono proprio le aspettative per il 2026 a sostenere attualmente i prezzi di mercato con una crescita attesa sopra le medie. Settimana prossima pubblicheremo il video di aggiornamento mensile, dove approfondiremo tutti questi aspetti.
Il sentiment di mercato continua ad essere positivo e ininterrottamente da oltre 60 giorni.

Questo sta spingendo al rialzo i mercati azionari, in particolare quelli più dinamici e orientati alla crescita, gli stessi su cui abbiamo puntato con decisione dopo la flessione dei primi mesi del 2025.
Le valutazioni, come vedremo in un post dedicato, stanno iniziando a diventare un po’ “carucce” (nulla di drammatico), e questo potrebbe favorire qualche presa di profitto nei prossimi giorni o settimane.
Niente allarmismi, se dovessimo vedere il mercato scendere per qualche seduta, è del tutto fisiologico. La crescita degli ultimi mesi è stata robusta, e qualche correzione non solo è possibile, ma anche salutare e serve al mercato per prendere fiato. Quindi… facciamo i bravi.
Con un nuovo ordine , il diplomatico presidente USA ha appena introdotto dazi tra il 10% e il 41% su decine di Paesi, colpendo settori chiave come auto, acciaio e alluminio. Esclusi, almeno per ora, farmaci e semiconduttori in alcuni casi. Colpite anche economie avanzate come Canada (35%), Svizzera (39%) e Giappone (15% sulle auto). Il Messico ottiene una tregua di 90 giorni.
Questa decisione sta pesando oggi sui mercati.
Le valutazioni del S&P500 sono mediamente care ma nulla di cosi esagerato, negli ultimi 5 anni abbiamo assistito a valutazioni ben più care. Se nei mesi precedenti indici più dinamici come anche l'S&P500 erano sicuramente i miei preferiti, ora sicuramente la situazione si sta normalizzando e nei prossimi mesi avrò un approccio più equilibrato.
Settimana prossima uscirà l'importante video di aggiornamento mensile sull'attuale contesto dove avremo modo di approfondire ulteriormente!
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